Yoga della Conoscenza

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      Yoga,  l'origine

         Non cercare le orme dei saggi, ma cerca ciò che essi cercano

Una leggenda indiana racconta di un pesce che ascoltava di nascosto il dio Shiva quando insegnava alla sua sposa Parvati i segreti dello yoga. Il pesce fu scoperto ed il dio lo scacciò. Alla ricerca di un nuovo luogo in cui vivere arrivò un giorno sulle coste dell'India e quando si avvicinò alla terra avvenne un miracolo, il pesce diventò uomo! Gli abitanti lo accolsero e lo chiamarono Matsyendra, il Signore dei Pesci; grato per l'accoglienza Matsyendra insegnò loro tutte le posizioni dello yoga.

Il significato della leggenda vuole sottolineare l'origine non propriamente autoctona di questa disciplina il cui insegnamento consiste nel riprendere contatto con la nostra corporeità affinchè possiamo accrescere come fece il pesce, che dopo aver appreso gli insegnamenti di Shiva, diventò uomo, la creatura terrena che più si avvicina alla perfezione.

Al di là di questa storia l'origine dello yoga si perde sicuramente nella notte dei tempi, alcune testimonianze le attribuiscono antichissime radici sciamaniche, altre si ricongiungono alla fine delle glaciazioni, circa 9000 anni prima di Cristo, quando il Madagascar si unì all'Indonesia a seguito di un continente inghiottito e i Dravidi superstiti, provenienti da questa terra sommersa, si insediarono nella vallata dell'Indo dove costruirono le loro città e dimostrarono di essere estremamente evoluti. In antichità la disciplina veniva trasmessa oralmente da maestro a discepolo senza tracce scritte, solamente nei primi tempi della nostra era vennero scritti testi in dravidico tradotti poi in sanscrito.

A quell'epoca nessuna religione aveva ancora assunto forme strutturate ed organiche, l'uomo era intimamente legato ai cicli della natura, solo più tardi  induismo e buddismo hanno divulgato la pratica yogica nei suoi molteplici aspetti  con lo scopo di purificare il corpo e la mente riservando l'energia al fine più elevato dell'esistenza umana, la spititualità.

Adottato dalle religioni lo yoga non è una pratica religiosa, si propone di ottenere il controllo del corpo e della mente liberando l'uomo dagli attaccamenti, indirizzando l'energia vitale lungo canali affinchè la vita di ognuno assuma un senso compiuto.

Yoga, il significato

Per raggiungere il punto che non conosci devi percorrere la strada che non conosci. (G.della Croce)

 La traduzione letterale della parola yoga è giogo, inteso come laccio, come legame o unione del Tutto.

Unione quindi nell'uomo del corpo, della mente e dello spirito, unione dell'uomo ai regni della natura (animale, vegetale , minerale) e agli elementi (terra, acqua, fuoco ed aria). Legame del nostro pianeta alla galassia che lo ospita, legami con altre galassie, altri mondi......

Un errore ricorrente nella nostra cultura basata sulla frammentarietà è quello di dividere la disciplina yogica in tante differenti correnti pensando che questo ci avvicini di più alla sua comprensione, crerando in realtà dispersione e distorcendone il messaggio.

L'idea confusa appartiene spesso anche a chi lo pratica e lo tramanda, risulta infatti che i religiosi interpretino lo yoga come se fosse una religione (yoga isthadevata), che i ginnasti lo vedano come un insieme di pratiche fisiche di  elevato livello (hatha yoga), gli amanti del suono come un potente strumento sonoro (mantra yoga) e  chi lo consideri solo in funzione del risultato delle proprie azioni (karma yoga).

Praticare lo yoga non si limita solamente a fare delle sedute di asana ( posture dell' hatha yoga), di pranayama ( arte del respiro consapevole), di meditazione o recitazione di mantra, prima di tutto è indispensabile purificarsi,  esercitandosi a vivere un grande rispetto di sè e degli altri (Yama), a sentirsi appagati da ciò che si è e che si ha ( Nyama), a seguire la non violenza negli atti, nelle parole e nei pensieri (Ahisma). Il significato profondo di questa antica disciplina è di condurre l'uomo in un lungo percorso di autoconoscenza consapevole affinchè il microcosmo umano si possa fondere col macrocosmo universale.   

Yoga, il percorso

Non è importante fare dei passi che ci condurranno al fine, ognuno di questi passi deve essere n se stesso una meta .  (Gohete)

Il cammino che il discepolo ( adepto) deve sostenere per raggiungere l'illuminazione possiamo immaginarlo come la risalita delle pendici di un monte.

Patanjali, autore degli "Yoga Sutra", vissuto circa tremila anni prima  di Cristo, spiega che per raggiungere la serenità dobbiamo attraversare otto stadi.

Il primo,Yama (astinenze) conduce l'uomo a condizioni che presuppongono l'astenersi da pensieri ed atti immorali, come la falsità, il furto, l'omicidio, la caduta nelle passioni.

Il secondo, Nyama (osservanze) richiede il rispetto della purezza interiore ed esteriore, la fuga dalla lussuria e dalle vanità.

Il terzo stadio sono le Asana (posizioni), è la pratica dell'Hatha Yoga. Il corpo assume e mantiene nella fermezza posizioni che preaticate a lungo donano benessere psicofisico e  conducono alla meditazione.

Al quarto posto troviamo il Pranayama (dominio del prana o energia vitale), raggiungibile eseguendo metodi di respirazione psichica e ritmica, con questa tecnica ci riappropriamo dell'uso corretto del nostro respiro.

Il quinto stadio è Pratyahara (dominio dei sensi) che ci insegna ad eliminare tutte le percezioni esterne che disturbano la concentrazione.

Il sesto è Dharana (dominio della mente) che ci dona stabilità e serenità mentale; la mente adesso si libera completamente dai sensi, dai desideri e dalle emozioni.

La meditazione Dhyana è al settimo posto, a questo punto del percorso si ragginge la capacità di concentrarsi a lungo su un oggetto o sul vuoto allontanando ogni altro pensiero.

Infine all'ottavo posto Samadhi è l'estasi, l'adepto è arrivato alla cima della montagna, alla conoscenza.Qui l'anima individuale (atman) e quella universale (brahman) si uniscono coincidendo completamente. 

Yoga, l'energia

L'energia va dove va il pensiero. La qualità del pensiero determina la qualità dell'energia. 

 L'energia ( Prana ) secondo l'antichissima dottrina degli illuminati d'oriente è il nucleo originario dal quale scaturisce ogni vita, ogni moto, ogni attività.

Ogni materia è nata, tuttora nasce e continuerà a nascere da un elemento originario: lo spirito della materia. All'inizio della creazione il prana prese ad agire sullo spirito della materia ( Akasha) , cominciò a modellare, a formare, e grazie alle innumerevoli forze, presero a sorgere e sorgono le innumerevoli forme della materia.

Il prana è presente, come forza vitale, in ogni forma vivente, senza  di esso non può esserci vita ,  perchè ogni forza si fonda sull' energia, da quella di gravità e d'attrazione a quelle dell'elettricità e della radioattività.

Nel nostro corpo l'energia vitale entra soprattutto attraverso il respiro, unica funzione continuamente indispensabile per la stessa sopravvivenza;  una pratica costante dello yoga ci consente di immagazzinare grandi quantità di energia di cui parte viene inviata ai sistemi ghiandolari e agli organi vitali,  e parte diventa una riserva che viene custodita dal cervello e dai centri nervosi, a cui  possiamo attingere nelle necessità.

Non dobbiamo però sminuire il prana pensandolo l'equivalente dell'aria che respiriamo, l'energia pranica è energia cosmica intelligente che per mezzo del respiro, del cibo, delle relazioni che avvengono tra esseri viventi e tra esseri viventi e cose, entra nelle nostre cellule per trasmettere loro informazioni, nutrimento e vita. 

     Yoga,il viaggio dell'energia

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, non bada a se stessa  , non chiede che tu la guardi . ( Angelus Silesius )

Il corpo umano è attraversato da un reticolo di canali (nadi) trasportatori di energia vitale, un canale centrale (Sushumna) attraversa verticalmente tutto il busto mentre altri due laterali ( Ida e Pingala) hanno origine rispettivamente nella narice sinistra ed in quella destra e sono trasportatori il primo di energia yin o lunare, femminile, il secondo di energia yang, solare e maschile.La nadi centrale, Sushumna, ha origine ala base della colonna vertebrale e sale per unirsi definitivamente a Ida e Pingala nella zona della fronte, queste ultime dalle narici scendono con un movimento a spirale incontrando la Sushumna in determinati punti chiamati in lingua sanscrita Chakra, ossia vortice, ruota, centri privilegiati di contatto tra il corpo materiale ed il corpo energetico.

La nadi lunare è l'aspetto negativo dell'energia vitale e la sua funzione è di portare la consapevolezza e la coscienza in ogni parte del corpo. La sua azione è ritenuta calmante e rinfrescante. Quella solare ha invece un'azione prettamente energetica di attivazione del corpo fisico.

Accostamenti sono stati fatti tra questi due canali ed il sistema nervoso vegetativo identificando Ida col sistema parasimpatico e Pingala col sistema simpatico, mentre Sushumna indicherebbe le funzioni del sistema nervoso centrale.

Nella pratica yogica hanno importanza rilevante i pranayama (flussi di energia vitale veicolati dal respiro) a narici alternate, perchè si attribuisce un rapporto strettissimo tra ogni narice ed il corrispondente emisfero cerebrale. 

 

 

Yoga, i chakra

Quando tutti i chakra saranno compresi e connessi uno all'altro avremo attraversato il golfo tra la materia e la coscienza comprendendo che noi stessi rappresentiamo il ponte.

Il corpo umano è percorso da una rete di canali invisibili , le strade in cui scoore l'energia vitale o Prana. I punti in cui questi canali si incontrano sono chiamati, in lingia sanscita Chakra, ossia ruota, vortice. Si tratta di punti da cui, con un movimento a spirale, tutto parte e a cui tutto fa ritorno, punti di comunicazione tra la nostra vita interiore e quello che ci circonda, di intersezione tra i vari piani dell'esistenza.

Sette sono i chakra principali, situati lungo la colonna vertebrale, quelli a cui gli antichi yogi attribuivano significati incisivi e il più alto numero di correlazioni. Questi sette centri energetici, chiamati raja chakra, possiamo  pensarli come i "chakra maestri" associati a sette livelli fondamentali della coscienza.

I chakra esistono simultaneamente in molte dimensioni, nel regno fisico  sono aree del corpo e possono essere misurati come schemi di attività elettromagnetica, accentrati intorno ai principali gangli nervosi. Gli yogi li hanno sempre ascoltati per diagnosticare ed alleviare i disagi, poiché nel corpo si manifestano con un linguaggio ben comprensibile: chi non ha mai affermato di avere un peso sul cuore? O un rospo in gola? O le farfalle nello stomaco? 

I chakra possono presentarsi aperti, chiusi, o in uno stato intermedio, quando un chakra è sofferente difficilmente riesce a sbloccarsi in modo autonomo, la pratica yogica costante direziona l'energia vitale a questi punti, i quali agiscono come batterie d'accumulazione che riaccendono i nostri plessi.    

Yoga, i chakra minori

Qua in questo corpo sono i sacri fiumi, qua sono il sole e la luna, oltre a tutti i luoghi di pellegrinaggio. Non ho mai incontrato un altro tempio benedetto quanto il mio corpo. (Sarha Doha)

 

Come ogni sivrano che si rispetti è protetto da una serie di guerrieri fidati, così i sette chakra maestri sono tutelati da ventun guardiani: i Vira Chakra, o Chakra Guerrieri.

A parte ho illustrato i sette Raja Chakra collocati lungo la colonna vertebrale, questi difensori sono invece disposti lungo le Nadi, i canali energetici che veicolano il  Prana nel corpo, tra le articolazioni delle dita dei piedi, nelle lore piante, nelle caviglie, nelle gambe, nelle ginocchia, nelle anche, nelle articolazioni delle dita delle mani, nei palmi, nei polsi, nei gomiti e nelle spalle.

Quelli situati nei piedi sono tutti in relazione con l'elemento terra e aiutano Muladhara, il chakra della base  a riequilibrare la nostra stabilità corporea e a rendere più salde le nostre radici.

Quelli situati nelle caviglie, nelle ginocchia e nei glutei sono relati all'acqua, aiutano Svadhisthana, il chakra sacrale, a governare le acque corporee.

A sinisra e a destra dell'ombelico si trovano Chandra e Surya (luna e sole) che hanno stretti rapporti col nostro fuoco e difendono il terzo chakra, Manipura. Surya governa il fegato, facilita la digestione e la produzione della bile, mentre Chandra attiva la miza e la produzione dei succhi gastrici.

I vira chakra situati nelle mani, nelle braccia e nelle spalle proteggono il cuore, il cui maestro è il chakra Anahata, e il respiro.  La loro attività migliora le funzioni cardiache e aiuta il transito di Vata, l'aria, a tutti i nostri organi.

Un centro potente che si trova vicino al timo e' strettamente connesso con il nervo vago. Tale e' la sua forza, che esso viene considerato da alcune scuole come uno dei centri maggiori.

I guardiani posti sotto le clavicole e nelle fossette sotto la nuca difendono Vishudda, il chakra della gola,  legati all'etere rendono più sottile e pura l'aria che respiriamo e più acuto l'udito.

Tra i guardiani di Ajna, il chakra tra le sopracciglia, situati nel volto, il Kurma Bindhu o Punto della Tartaruga che sta in mezzo alla fronte è lo specchio ove si può riflettere tutta la conoscenza.

Una pratica costante dell'Hatha  Yoga e  del Pranayama consapevolizzando la qualità del nostro movimento e del nostro respiro mantiene svegli e attivi questi chakra più piccoli, e apporta un immediato benessere fisico.

Yoga, i corpi sottili

Siamo in cerchio allìinterno di un cerchio, senza principo e senza fine

Il Prana o Energia Vitale è presente ovunque ed è il nutrimento di ogni forma esistente.

Il Prana ed il corpo dell'uomo costituiscono insieme un sistema energetico composto da diverse densità d'enegia e diverse frequenze vibrazionali sempre in relazione dinamica tra loro.

I saggi della tradizione spirituale indiana erano consapevoli che ogni cambiamento dell'energia vitale crea un cambiamento nel campo energetico, che si manifesta nell'aura e nella psiche ancor prima dell'apparire di sintomi a livello fisico. Essi erano in grado di "sentire" queste metamorfosi e trovarvi, se necessario, il rimedio.

Attualmente la scienza si basa sul principio che le cause dei sintomi fisici siano esterne a noi ( i germi causano malttia, gli incidenti ferite, e così via). Secondo i principi metafisici questo non avviene a caso, ma può avvenire solo se esistono le condizioni adatte nella nostra energia vitale.

Il Prana occupa il nostro cervello e l'intero nostro corpo e si estende oltre i loro confini, in ogni direzione,  per circa un paio di metri.

Questo corpo oltre il corpo è chiamato Aura o Corpo Sottile, è luminoso e suddiviso in sei "strati" di diverso colore ( sette considerando il corpo materiale) che si circondano e si compenetrano l'un l'altro.

In realtà i vari corpi non sono affatto "strati", sono piuttosto versioni più espanse del nostro Io che contengono dentro di sè le altre forme più limitate. Ogni "strato" ha un livello vibratorio progressivamente superiore che eleva man mano la nostra energia a una frequenza di vibrazioni più raffinate.

Il corpo fisico corrisponde alla materia, che è energia densa e grossolana.

Il secondo "strato" l'emotivo è più fluido, pur seguendo fedelmente i contorni fisici, ed è il luogo in cui hanno origine i nostri sintomi.

Il terzo corpo dell'aura, il mentale, è composto da sostanze ancor più rarefatte e è connesso alle forme pensiero in continuo movimento e mutazione.

Il quarto, l'astrale, ha il colore roseo dell'amore e la facoltà di intuire.

Il quinto, l'eterico, è la matrice del corpo fisico, mappa del karma e delle vite precedenti.

Il sesto, buddico, è il livello in cui viene fatta esperienza dell'energia spirituale ed è raggiungibile con la meditazione.

Infine il settimo, il causale, è la fusione tra Atman, la coscienza individuale e Brahaman, l'assoluto, il divino.

I colori dell'aura variano da persona a persona, da momento a momento, secondo Il nostro stato psicofisico. 

Yoga,la dea serpente

Su esso splende la Kundalini assopita, sottile come la fibra del gambo di loto. Come spirale all'interno di una conchiglia, la sua forma splendente, simile al sepente, gira tre volte e mezzo intorno a Shiva, e la lucentezza abbaglia come un forte lampo. Il dolce mormorio  è l'indistinto ronzio di uno sciame di api pazze d'amore. Ella mantiene tutti gli esseri del mondo tramite l'intospezione, e splende nella cavità del chakra della radice, come una catena di luci brillanti. (Shatchakra Nirupana 10,11)

La dea Kundalini viene descritta come un serpente addormentato avvolto tre  volte e mezzo attorno al primo chakra, alla base della spina dorsale.

Il suo nome viene dalla parola sanscrita Kundala, che significa avvolto. Nelle tradizioni Indù, questa dea, una volta risvegliata, si arrampica verso l'alto, chakra dopo  chakra, fino a raggiungere  Sahasrara, il centro dell'illuminazione sulla sommità della testa.

Lungo il suo viaggio Kundalini porta il risveglio e quando il viaggio è completo la persona è in uno stato illuminato.

Il simbolo di questa potente dea è collegato alla nostra matrice divina che all'alba dell'esistenza dell'uomo ha disgregato l'Unità nella pluralità dei fenomeni, raffigura nell'uomo l'emblema delle sue origini sovrumane ora latenti. Il suo stato dormiente indica l'inezia e l'ignoranza di chi ha dimenticato la sua vera essenza, allettato e sviato da un'esistenza materiale ed illusoria.

Il suo innalzarsi attraverso la Sushumna (il canale energetico che attraversa verticalmente il corpo umano) ci permette di raggiungere nuovi e più elevati stati di energia portando ai chakra nuovi stimoli e afflussi di Prana, bruciando, durante la risalita, gli ostacoli che incontra. Il risveglio dell'energia Kundalini è un'esperienza possente che dà come risultato un profondo cambiamento di coscienza. Questa sferzata di potenza attiva una serie di trasformazioni che restituiscono all'uomo la sua dimensione cosmica.

E' un processo questo non sempre gentile, anche se la risalita della dea è vista fondamentalmente come una forza guaritrice; dopotutto il dolore è il prodotto delle nostre resistenze che Kundalini brucia per raggiungere il suo scopo.

La pratica dello Yoga, anche l'Hatha, quello più fisico, ci invita a prendere coscienza della presenza divina in noi e proprio attraverso le le posizioni dell' Hatha Yoga e le tecniche del respiro lavoriamo alla produzione di Tapas, una potente energia che sollecita Kundalini a  destarsi.

Yoga, il cervello la mente il pensiero

La mente è un' arma pericolosa, anche per chi la possiede, se non sa come usarla con discrezione.

( Michel Montaigne)

Nel corso della nostra vita quotidiana tutti sperimentiamo diversi stati di coscienza.

Per esempio, nell'arco di una giornata, durante le  ventiquattro ore, passiamo da uno stato ordinario di veglia ai diversi stadi del sonno. Durante la veglia sperimentiamo  poi stati di coscienza fuori dall'ordinario, come momenti di rilassamento profondo, di intensa creatività, di lucidità eccezionale o di particolare intuizione.

Tutti gli stati della coscienza, ordinari e straordinari, sono dovuti all'incessante atività elettrochimica del cervello che si manifesta attraverso onde elettromagnetiche, le onde cerebrali.

La frequenza di queste onde viene calcolata in cicli al secondo o Hertz,  varia secondo il tipo di attività in cui il cervello è impegnato e può essere misurata elettronicamente.

Grossolanamente l'attività cerebrale viene suddivisa in quattro fasce di frequenza che riflettono appunto le diverse attività del nostro cervello.

Il ritmo dello stato di coscienza di un adulto rilassato varia tra i  sette ed i tredici Hertz e viene chiamato stato alfa.

Le onde alfa dominano nei  momenti introspettivi, quando il corpo e la mente sono calmi e ricettivi, sono tipiche di chi è impegnato in una seduta di yoga o in pratiche di concentrazione.

Tra i tredici ed i venti Hz si passa a una frequenza beta in cui siamo presi dagli stimoli esterni, siamo più o meno tesi e reattivi, pronti per eseguire azioni e rispondere a comandi.

Le onde theta, tra tre e sette Hz, sono invece proprie della mente che immagina, che visualizza, dell'attività creativa a briglie sciolte. Vengono prodotte durante la meditazione profonda, i sogni ad occhi aperti e la fase REM del sonno, quando sognamo.  

Tra zero e tre Hertz le onde delta si associano al più profondo rilassamento psicofisico, sono le onde della mente inconscia, del sonno senza sogni, dei neonati.

Sopra i ventuno Hz, onde gamma, il cervello umano non è più in grado di coordinare le azioni ed impazzisce.

Il cervello umano è certamente il più grande dei misteri. Conosciamo assai poco di esso, se non che ha facoltà di governare tutta la motricità e la sensibilità del nostro corpo e che anatomicamente presenta due emisferi, destro e sinistro, i quali, secondo uno schema crociato, controllano prevalentemente l'emisoma opposto.

Il difficile da comprendere è come possa una massa di materia essere il centro neurologico, la base operativa, di tutto il nostro essere: dopotutto si tratta di materia, come il legno, come i metalli, come la sabbia del mare.

Il cervello è la sede della Coscienza Umana e aiutato dalla mente e dal pensiero, suoi strumenti, suoi servitori inseparabili, sa esprimere funzioni superiori quali la ragione, la memoria, l'intelligenza e l'emozione.

Attraverso la mente ed il pensiero il cervello permette all'Anima di manifestarsi.

Anche tutti gli animali, come l'uomo, possiedono un cervello, ma quello umano si comporta in modo differente da quello animale. Non è un fatto di volume o di peso a fare la differenza, è sempre la Coscienza. Il cervello degli animali possiede una coscienza limitata all'istinto, quello dell'uomo espansa alla ragione, aperta alla conoscenza.

Viene da chiedersi come mai solo l'uomo sia provvisto di questa Coscienza. La mitologia Indù narra che all'inizio dei tempi l'uomo aveva capacità simili a quelle degli dei, ma  essendosi inorgoglito volle impadronirsi della Terra e sottomettere le creature divine. Per punirlo il dio Brahama gli tolse i suoi poteri nascondendoli non nelle profondità dei mari, non nel centro della Terra o sulla Luna, perchè là sarebbe stato facile all'uomo ritrovarli. Li nascose invece nell'uomo stesso, nei suoi meandri più profondi."Lì" disse il dio "non li troverà mai". 

La mente è il più straordinario dei doni che Dio ha fatto all'uomo; le grandi scritture dell'umanità dicono che in questo o in altri mondi tutto è ottenuto tramite la mente.

La tradizione indiana vanta importanti libri di saggezza e di conoscenza, tutti parlano assai poco di Dio e dedicano  la loro attenzione alla mente.

Definire la mente è difficile, con questo termine vengono descritte le funzioni superiori del cervello quali l'intelligenza, il pensiero, la memoria e la ragione.

La mente le contiene tutte, ma la loro somma non equivale a fare la mente, che risulta essere una realtà senza confini. Fin dall'antichità maestri e pensatori hanno cercato di comprenderla ed hanno elaborato teorie su "come è fatta e come funziona", teorie formulate dalla logica quindi imperfette e limitate.

Nella filosofia e nella pratica yogica la mente, Citta, è un'entità fondamentale, lo stato di Yoga si raggiunge solo quando le funzioni mentali si arrestano ( citta vrtti nirodhah).

Nello yoga esiste un'aspetto inferiore della mente, Manas, che è a diretto contatto con le informazioni in arrivo, raccoglie gli stimoli ma non è in grado nè di prendere decisioni nè di valutare, la caratteristica di Manas è il dubbio. Ahankara è invece l'utilizzazione intelligente dei dati catturati da Manas: quando le percezioni giungono vengono collegate all' identità individuale, diventano soggettive e si crea la separazione dal resto del mondo. Tuttavia Ahankara è un concetto più ampio di quello di ego, raffigura la linea che separa l'"io" dal "non io".

Ogni volta che una percezione compare nello schermo della mente inferiore e viene collegata al senso dell'io deve essere formulato un giudizio, deve essere scelta una risposta o essere presa qualche decisione. Buddhi, la più alta funzione della mente, è il superamento della soglia dell'io, è una particolare intelligenza che utilizzando il discernimento permette che la conoscenza ci appaia.

Siamo tutti convinti che ogni uomo pensi e riteniamo la cosa scontata. Secondo le dottrine dello spirito non è così,  per la maggior parte degli uomini questo non è vero.

Ciò che chiamiamo pensiero è, in realtà,  una modificazione della mente,  un'attività spontanea e automatica che sfugge al nostro controllo. 

In ogni momento della  vita nella nostra mente si svolgono attività incessanti, tanto durante lo stato di veglia che nel sonno, sono correnti di pensiero e impressioni mentali che ci arrivano dalla mente collettiva, cioè dalle emissioni mentali prodotte da tutti gli uomini,  che impregnano l'atmosfera intorno a noi e che creano, quando toccano il nostro cervello, delle risposte meccaniche, scambiate per pensieri.  In realtà noi non stiamo pensando, la mente riflette  sensazioni,emozioni, desideri che arrivano o dal corpo o dall'ambiente circostante.

Il vero pensare è la comunicazione coi livelli superiori della coscienza, è la capacità di entrare in rapporto con la nostra mente superiore o Anima, è la comprensione della sua Volontà e dei suoi Propositi.

Non possiamo sorvolare che la qualità dei nostri pensieri è in grado di migliorare o peggiorare la nostra vita; se, per esempio, facciamo qualche azione solo per lucro o protagonismo i nostri pensieri emaneranno influenze  limitate all'aspetto emotivo e materiale e ci sentiremo inappagati, quando invece creiamo qualcosa per offrire conoscenza questo influirà sul piano spirituale e potrà diventare un dono per noi e per l'umanità.

Le correnti di pensiero sono un'energia potente e contagiosa, possiamo verificarlo ogni istante dal condizionamento che riceviamo dalle campagne pubblicitarie e dalle informazioni emanate dei media con scopi egoistici.

Lo Yoga tramanda insegnamenti antichi che ci educano a governare i flussi del pensiero, ci ha trasmesso  tecniche che praticate con disciplina inducono alla pulizia mentale e alla meditazione, la mente imparerà a concentrarsi sul vuoto, le vibrazioni a poco a poco si eleveranno  fino a raggiungere la dimora del Sè Spirituale, il pensiero autentico.    

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